Arezzo e i pedoni

Arezzo è in pieno fermento: le elezioni si avvicinano e come sempre assistiamo alla corsa dei partiti per trovare un candidato sindaco, un programma che convinca gli elettori a sceglierli e a recriminare su quello che gli altri partiti non hanno fatto o non faranno. Quello a cui non si fa attenzione, però, sono i bisogni reali dei cittadini e la loro vita quotidiana: mancano piste ciclabili che colleghino tutta la città, c’è traffico e non c’è un trasporto pubblico degno di questo nome. Ma soprattutto c’è una provincia a due marce: la città e le zone limitrofe. La città è a misura di pedone, teoricamente si può attraversarla tutta a piedi, ma la stessa cosa non si può dire né dell’immediata periferia né della provincia. Ancor prima di vedere il cartello che segnala la fine del centro urbano si assiste alla scomparsa di marciapiedi, strisce pedonali, pensiline per l’autobus e persino dei lampioni.

Uscendo dalla città per una qualsiasi direzione ci si trova immersi nello scenario sopra descritto, ma la situazione peggiora se siamo sulla SS71 verso Castiglion Fiorentino o se andiamo verso il Casentino passando per le strade comunali: anche nei piccoli centri vicini alla città come Puglia, Tregozzano e Ceciliano i marciapiedi non esistono, le fermate dell’autobus sono pali al ciglio della strada o se va bene vicino ad uno slargo naturale e chi scende dall’autobus si ritrova in mezzo a una strada, al buio e senza attraversamenti pedonali nelle vicinanze. Andando verso Rigutino il tracciato stradale aumenta le difficoltà tecniche che rendono difficile la costruzione di marciapiedi: curve completamente buie in fondo a rettilinei e centri abitati con le case che sembrano crescere ai lati della carreggiata, nemmeno fossero erba. Ci si stupisce poi degli incidenti stradali o degli investimenti, ma la triste verità e che usciti dal centro il pedone non è più previsto: si pensa soltanto al traffico automobilistico e, se proprio si è fortunati, si prevede quello commerciale.

31/01/2011
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