Due giunchi

un pomeriggio soleggiato,
due amici in una macchina blu,
sud la direzione.
Andavano insieme, ma solo perché Lei
doveva seguire il suo cuore,
assecondare la propria follia;
due estranei che il destino aveva legato
ormai troppo tempo prima,
insieme erano sopravvissuti.
Uno stop,
la paura di Lei di non saper affrontare
i ricordi, il dolore…
temporeggiava aspettando
e sapendo che non era quello il momento per l’Altro.
Ripartono.
Il triangolo delle bermuda chianino li avvolge
Lei si lascia trasportare e smette di pensare.
la determinazione di Lui
nel continuare a cercare
la strada.
Quella strada.
Stordita, luoghi familiari le passavano accanto nel finestrino
“non è questa uscita,
sono sicura, è la prossima”
una parte di Lei fremeva, bramava il tornare dove
l’aveva visto per l’ultima volta,
dove non gl’aveva detto “ti amo”
pensando di avere tutta la vita per farlo,
dove aveva seppellito l’ultimo residuo d’infanzia
sotto acqua termale e fango,
dove la vita se n’era andata più velocemente di un batter d’occhio.
Quegli occhi verdi e marroni, così profondi e allegri..
Quelle lunghe, belle ciglia nere..
la sorpresa di vedere il suo volto sui quei sassi,
dove una volta c’era la vasca,
lì dove era stato gli ultimi momenti della sua vita,
la colpì come un pugno allo stomaco.
Dolore.
Felicità nel ricordare finalmente il viso
tanto amato.
I sassi aguzzi sotto la schiena erano più morbidi
di un letto di chiodi per un fachiro.
sdraiati
guardando il cielo
piangevano,
singhiozzavano,
facevano i conti con la loro chimera.
Canti
interrotti dai singhiozzi
s’innalzavano da quella che era una vasca d’acqua calda
ed ora era un terrapieno
ma le voci riprendevano,
continuavano ad omaggiare a modo loro
l’amico, l’amante
l’angelo che lì li aveva salutati.
Il tramonto con qualche nuvola
rendeva
tutto più straziante.
Dall’alto
l’inganno ottico faceva sembrare tutto uguale a quella sera,
nel cielo le stelle iniziavano a brillare,
il rosso trascolorava in violetto,
la luna piena ed alta mostrava la sua luce.
tutto era spettrale
ma Loro non vivevano il presente
piangevano l’amico
l’amante
il fratello
e dal pianto sgorgarono i ricordi.
niente risate.
Non era il tempo.
Altre volte l’avevano ricordato ridendo
ora era il momento di piangere
di dire “Addio e grazie per tutto il pesce”,
di consolare Lui
e di far pace con i sensi di colpa,
di capire che Lei lo amerà sempre
ma che amerà ancora
e che forse lo sta già facendo.
Era giunto il momento di affrontare il Drago interiore
e non.
Erano.
scappati;
era il momento
e l’avevano fatto;
erano sopravvissuti due volte.
Doloranti, fieri e consci
che ancora una volta l’amico
sarebbe vissuto nelle loro vite,
con le loro azioni,
tornarono a casa
soli, ma insieme
più forti e più uniti,
i due giunchi a testa alta
uscivano dalla tempesta.
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