La dignità per le adolescenti del 2011

Le donne italiane sono scese piazza il 12 Febbraio 2011 per manifestare per la loro dignità e anche Arezzo ha avuto il proprio corteo. Ma cos’è la dignità per le giovani aretine? Non è semplice rispondere a questa domanda ed è la prima cosa che tutte mi dicono..la definizione di dignità cambia in base a chi la esprime, ma è vicina a quella del dizionario Sabatini Coletti: “considerazione in cui l’uomo tiene se stesso e che si traduce in un comportamento responsabile, misurato, equilibrato”.
Per Martina, 20 anni, la dignità è «riuscire ad avere la propria testa, mantenere il proprio pensiero indipendente, il proprio modo di fare, soprattutto in un ambiente ostile, non cambiare se stessi per riuscire a guardarsi ancora nello specchio»; per la 17enne Paola la dignità come donna è il non dipendere totalmente dall’uomo, non affidarsi completamente a lui e sapere comunque accettare aiuto quando lo si necessita, facendosi rispettare prendendo giuste decisioni. Chiedo loro se sia giusto sfruttare il proprio corpo per ottenere dei vantaggi e Paola risponde: «io, personalmente, non potrei mai usare il mio corpo per fare carriera, anche perché non ho un fisico perfetto.. e se me lo chiedessero risponderei di no perché lo trovo immorale e non starei bene con me stessa, ma se altre donne lo hanno fatto avranno avuto le loro buone ragioni…»
Gaia, 17 anni anche lei, si discosta dall’opinione della coetanea e afferma: «per me la dignità è credere in qualcosa e portarlo avanti anche se significa andare contro tutto e tutti, è pensare una cosa e agire di conseguenza, è essere fieri di ciò che si è.. io non userei mai il mio corpo per ottenere qualcosa in cambio come un vantaggio, fare così sarebbe non rispettare me stessa e il mio corpo, pensarmi come un oggetto che può essere usato in cambio di qualcosa, tanto meno in cambio di un posto di lavoro o un incarico. Sarebbe come darsi della stupida da sola, perché usare il proprio corpo invece che la testa e l’intelligenza è come dire che non sei in grado di farlo e che ti servono degli escamotage per raggiungere il tuo scopo.»
La risposta di Elisabetta, classe ’93, si avvicina molto a quella di Gaia e dice: «dignità è quasi un sinonimo di identità. Personalmente ho dei limiti che mi sono imposta involontariamente e sotto quelli non vado e non voglio andare. Sotto quelli si va ad intaccare la mia dignità e la mia autostima, mi verrebbero spontanee domande come ”ma come mi sono ridotta?come sono arrivata a questo punto?”. Se andassi sotto queste barriere che ho, non mi sentirei apposto con me stessa, il mio orgoglio e la mia autostima ne risentirebbero sicuramente moltissimo, non mi sentirei me stessa. Avere una dignità per me è sapersi mettere dei limiti, basati sulla propria moralità, e rispettarli. Non userei mai il mio corpo per fare carriera,nemmeno se la cosa rimanesse privata.Gli obbiettivi sono belli quando li raggiungiamo con i nostri sforzi.Ne andrebbe del mio orgoglio e non credo che riuscirei mai ad abbassarmi fino a certi livelli.»
Per Martina invece ci sono molte più sfumature quando si parla di usare il proprio corpo per fare carriera: «Mi rispetto, ho la mia dignità e non andrei a letto con nessuno per ottenere qualcosa, ma nel mondo del lavoro la “non-bruttezza” fa la differenza; andare curata, cioè vestita per bene e truccata, rende diverso il rapporto lavorativo stesso. Non userei mai, però, il mio corpo per ottenere vantaggi.. o meglio, tutti lo usiamo, però è diverso usare il proprio aspetto innocentemente, curandolo e farsi usare sfruttando la propria avvenenza e il proprio corpo.»

21/02/2011
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