No al nucleare, la libertà passa da qui.

Questo è il punto più importante di tutta l’intervista di Fabio Ralli, ingegnere nucleare prestato al Comitato Aretino “vota sì per fermare il nucleare”, che da professionista del settore da il suo contributo per fermare la costruzione delle centrali nucleari qui in Italia. La sua è una scelta motivata sia dal punto di vista tecnico che politico, «ma non partitico» tiene a precisare.
Davanti ad un caffè sono travolta da una valanga di dati tecnici: «le centrali di 3° generazione non sono così nuove e sicure, le studiavo io nell’85 quando ero ancora all’università… quelle di 4° generazione non ci saranno fino al 2050… i presupposti che rendevano il nucleare innovativo lo scorso referendum, oggi lo rendono obsoleto»; infatti non si è ancora capito come gestire lo stoccaggio delle scorie radioattive prodotte dagli impianti, affinché causino all’ambiente meno danni possibile. Le centrali di terza generazione producono meno scorie rispetto alle precedenti e usano combustibile riciclato, ma i residui della fissione, come lo Iodio129, hanno tempi di decadimento (smettono di essere radioattivi, NdR) di 16milioni di anni o di 24mila, per il plutonio. «In più la ricerca e l’industria nucleare in Italia sono ferme dal’87 e tutti i 30-35miliardi di Euro dell’investimento statale andrebbero a ricadere in territorio francese, senza nemmeno dare una ricaduta occupazionale…qui mancano le professionalità, le competenze per gestire gli impianti».
Parlando di sicurezza e di localizzazione degli impianti l’ingegnere ammette che potrebbero essere create delle centrali che si adattino alle caratteristiche del nostro territorio, ad alto rischio idrogeologico e sismico e densamente popolato, ma i costi per la gestione del rischio connesso rendono il progetto assolutamente sconveniente.
Una centrale di 3° generazione produce energia elettrica per 1600 MeWatt/ora alla massima potenza, quindi tutte le centrali previste riuscirebbero a coprire solo il 10% del fabbisogno  energetico italiano, che si aggira intorno ai 60 GigaWatt; la potenza generata invece dalle fonti di energia rinnovabile, come l’eolico e il solare, copre il 24% del fabbisogno elettrico nazionale adesso, dopo 2 anni di incentivi ed è costato allo stato 1miliardo di Euro.
Dire NO al nucleare a Giugno, non è dire no a tutto il nucleare: la ricerca e gli investimenti nell’industria andranno fatti, ma nella direzione dello studio della fusione nucleare, quella che avviene nel Sole con l’idrogeno, e che non ha scorie: è energia pulita. Dobbiamo cambiare mentalità: la Germania, che ha ogni giorno circa 3 ore di sole in meno rispetto a noi, sta investendo nell’energia solare e punta sulle rinnovabili per soddisfare il proprio bisogno elettrico. «Abbiamo l’illusione di poter crescere all’infinito, invece servono logiche di risparmio energetico, che tengano in considerazione le risorse limitate che abbiamo a disposizione; è necessario un cambio si paradigma politico: la scelta consapevole di investire nelle energie rinnovabili è un modo per diffondere la libertà, è la rivoluzione del nuovo millennio; grazie all’energia solare saremo tutti più liberi, gli stati in via di sviluppo potrebbero affrancarsi dalla schiavitù del comprare l’energia dalle multinazionali e dall’essere invasi e dominati per le loro risorse naturali».
Perché non iniziare dalla nostra città, cari amministratori futuri, introducendo dei criteri di risparmio energetico per le nuove costruzioni in cantiere? «Sarebbe una scelta con ricadute occupazionali notevoli in tutta la provincia e aiuterebbe anche la pace sociale».

21/03/2011
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