persone, bamboccioni e utopie

Leggere un articolo che incita “le italiane a non stirare più le mutande” dei familiari è stato umiliante e scioccante: non pensavo che nel 2012 ci fosse bisogno di questo.. poi però mi sono fermata un’attimo a riflettere ed ho capito. Ha ragione Patricia Thompson a dire che siamo indietro di 50 (CINQUANTA!) anni rispetto al resto del mondo occidentale: si da ancora per scontato che sia la donna a pulire, a cucinare, a fare le faccende domestiche, a pensare ai figli, a fare tutto insomma; ma il problema non è che questo è un modo di pensare che appartiene alle vecchie generazioni, ma è che ancora sia un pensiero condiviso: conosco persone stupite che mio fratello a 22 anni sapesse stirare, fare la lavatrice e pensare a se stesso, e non erano italiane.

Siamo trattati da bamboccioni, le scorciatoie sembrano l’unico modo di fare le cose, copiare in classe o a un esame o ottenere un lavoro per conoscenze, questo è un unico pacchetto, è la filosofia di vita italiana. Vogliamo essere trattati come bambolotti, incapaci di pensare a noi stessi, di lottare per qualcosa, di faticare per ottenere un lavoro, un risultato o fallire ma avendo provato; stamani, al mio sesto anno complessivo di vita universitaria, sono stata all’ennesima dimostrazione che siamo considerati tanti tonti, senza la capacità di leggere e comprendere, in balia di raggiri a ogni angolo: si parlava di tirocini e stage, ne hanno parlato per 3 ore, dicendo banalità su banalità e essendo pagati dalle nostre tasse per farlo. Sempre meglio delle lezioni precedenti dove, scordandosi che siamo all’ultimo semestre dell’ultimo anno di magistrale, abbiamo assistito alla spiegazione su come fare una tesi, come scrivere un progetto di tesi e su come scrivere un CV, si un curriculum vitae.
Dalle istituzioni ai genitori siamo trattati per stereotipi, ci auto-condanniamo ad aderirvi e ci viviamo felici, rifuggendo dal confronto: sessisti per primi con noi stessi, permettiamo che si vada avanti dividendoci per genere e razza, senza pensarci come PERSONE, figuriamoci se riusciamo a pensarci come comunità: ognuno pensa a se stesso e ripropone ciecamente gli stereotipi che ha vissuto nella perenne classificazione e giudizio dell’altro attraverso l’apparenza e la superficialità.
Ed è questa superficialità nell’affrontare tutto che rende possibile che nel 2012 d.c. ci debba essere un articolo che ci dice di smettere di stirare le mutante o un’azienda che tiene uno stagista per 3 anni, senza nemmeno pagargli i contributi: oggi il calendario racconta un’utopia.
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