Sagre: Il compromesso che non c’è

«C’è un regolamento, una bozza che fu bocciata in commissione nel 2008 e che ora è la base di partenza.» L’assessore alle attività produttive, Michele Colangelo, inizia così a fare il punto sulla situazione delle sagre ad Arezzo; molto prima che sorgesse il comitato anti-sagre, gli assessori Giunti, prima, e Caroti, poi, avevano tentato di regolamentare questi eventi e avevano stilato una bozza di regolamento concordata con tutte le associazioni di categoria.
Questa bozza non ha mai visto la luce ed è da lì che l’assessore Colangelo riparte oggi, per cercare di trovare un accordo con le associazioni di categoria e porre un freno al fenomeno della sagra selvaggia, che non ha più «lo scopo sociale per cui era stata istituita.  E’ importante avere un regolamento – prosegue l’assessore – perché servono regole che coordinino queste manifestazioni: ho inviato agli attori del territorio la bozza a cui erano giunti 3 anni fa, ma la contestano anche se l’avevano approvata a suo tempo… Le sagre sono importati sia per pubblicizzare le tipicità del territorio che come strumento di aggregazione sociale soprattutto per i territori geograficamente marginali, quindi vanno sostenute, ma allo stesso tempo anche limitate per rispetto agli operatori economici presenti…la sagra della Battitura di Ruscello ha comprato, e non è l’unica, delle ambulanze: questo è un esempio di ricaduta nel territorio della sagra che ha utilità sociale.» Un problema di questi eventi è che emettono ricevute interne che non sono scontrini e che esulano dalle normali tassazioni per il servizio ristorazione e non sono rendicontate, così come non lo è la predominanza dello scopo sociale che andrebbe rendicontato anch’esso affinché sia garantito l’investimento del ricavato nel territorio. Con un’incremento sostanzioso delle sagre e una copertura nel calendario praticamente costante in tutta la provincia, gli operatori sociali chiedono un regolamento rigido, mentre le associazioni lo rifiutano; il compromesso, dice Colangelo, deve passare prima dalle forze politiche che sono restie a prendere posizione in un settore tanto delicato.
«Ieri [venerdì 23 settembre, NdR] ho incontrato le associazioni di categoria, presentando loro il testo che avevano approvato insieme alla vecchia amministrazione comunale e ai rappresentanti delle sagre, ma per arrivare ad un regolamento servono volontà e lavoro comune di tutti gli attori politici del territorio; anche perché mi sfuggono i motivi e i vantaggi di un’assenza di regolamentazione, di un’anarchia che non fa bene a nessuno.»
Mancano i dati e le statistiche delle presenze, dei guadagni e delle spese: «non arrivano dati certi al comune, non c’è rendicontazione e mancano gli elementi tecnici per poter valutare le sagre una per una, così come mancano nel settore turistico dove non c’è un osservatorio che controlli la destinazione dei flussi se esulano dal pernottamento in strutture medio-grandi che riportano ai dati alla Questura: mancano gli strumenti di misurazione dell’effetto che hanno sul campo le scelte politiche fatte.»
Le sagre, il cui numero nel nostro territorio è imprecisato, non hanno valori economici registrabili «in termini di PIL cittadino perché nascono con scopi sociali e è questa caratteristica che devono mantenere, non devono diventare strumenti di pressione politica slegate dal territorio e da motivazioni sociali, con una durata imprecisata…è un quadro che si sta componendo, ma non sono state affrontate tutte le questioni in ballo.»

30/09/2011

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