Persone, dati e progresso

Dato che l’area di San Zeno è uno snodo problematico per la nostra città sotto tanti punti di vista, dal traffico all’inquinamento dell’aria e del suolo, speravo che i risultati dello studio sulla popolazione iniziato più di un anno fa e ora teoricamente concluso, aiutassero a inquadrare il futuro di questa zona industriale prima ancora che si chiamassero cittadini e imprese ad investirci ancora. Così non è stato, perché il Comune, le categorie economiche e le imprese si sono ritrovate la sera del 2 novembre 2011 per discutere del “progetto di riqualificazione dell’area industriale di San Zeno”.

Il Comune ha infatti partecipato ad un nuovo bando per intervenire nella zona, ma sui 2 milioni e mezzo di euro previsti per il progetto, a causa del patto di stabilità, 562.000 € dovranno essere a carico delle imprese e di tutti i potenziali beneficiari della ristrutturazione; inoltre dovranno essere reperiti entro fine mese per far partire i lavori in tempo entro il nuovo anno. Il progetto è lodevole e si tratta di rifare e potenziare l’illuminazione pubblica con tecnologie innovative, sistemare strade e marciapiedi, predisporre nuovi parcheggi, estendere la rete idrica e collegarla con l’acquedotto comunale, distribuire la rete di idrogeno e della fibra ottica in tutta l’area, ecc.. Ma se lo studio sulla salute della popolazione non è stato ancora pubblicato, doveva essere finito entro la fine di settembre, in base a cosa si è scelto di continuare ad investire in un’area industriale che presenta da anni problemi di inquinamento?
Nelle premesse di questo studio patrocinato da Regione, Provincia, Asl 8 e i Comuni di Arezzo, Civitella e Monte San Savino che partito anno scorso si legge che è fatto per vedere la “relazione all’esposizione a fattori di inquinamento ambientale e piano mirato di comparto sui lavoratori delle affinazioni nelle zone industriali di Civitella ed Arezzo”, cioè se esistono connessioni scientifiche sull’incidenza delle leucemie e di altre patologie tumorali nell’area (che sono più alte del valore considerato normale, NdR) e le attività industriali e l’inquinamento prodotto dagli impianti.
Questa ricerca parte da un “numero di casi superiore alle medie nel periodo 2001-2005 per le leucemie, l’enfisema polmonare nei maschi ed i tumori della lingua (di cui ce ne sono stati tre casi, NdR)” e dal sospetto che questo sia relazionato ad “una possibile esposizione della popolazione residente nella zona ad inquinanti ambientali.”
Da anni quest’area industriale è al centro di polemiche e il Comitato per la tutela della Valdichiana più volte ha denunciato il forte impatto ambientale che, come nel caso dell’ampliamento dell’inceneritore, si avrebbe in una zona già contaminata dagli scarichi dei grandi impianti industriali come la Chimet o lo stesso inceneritore.
E su questo Fabio Roggiolani, ex Presidente della Commissione Regionale sulla Sanità, spiega che “mentre con certezza gli sforamenti epidemiologici si notano a Badia al Pino, Tegoleto e Pieve al toppo non credo che saranno rintracciabili a San Zeno a causa della esiguità della popolazione residente che in più fortunatamente risiede in collina molto meglio ventilata della pianura; chi lavora vi lavora solo alcune ore al giorno e non è possibile individuare una platea certa di riferimento statistico.”
Sono più di due anni che si progetta di fare di San Zeno un grande polo tecnologico e industriale che ridia smalto alle imprese e sia da volano per l’economia cittadina, ma investire non significa soltanto impegnare i soldi pubblici in un’opera: investire è creare posti di lavoro e lavoro implica che ci siano persone a farlo.
“L’area è carica si inquinamenti provenienti da varie fonti e l’intelligenza vorrebbe  non si insistesse a caricarla ad esempio con il raddoppio dell’inceneritore, dato che esistono nell’area aziende di recupero metalli di varia dimensione ed entità…” spiega Roggiolani “L’inceneritore è uno dei migliori in Toscana e i controlli sulle emissioni sono molto più confortanti di altre strutture,ma oggi è oltretutto antieconomico insistere.”
25/11/2011
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