Abortire ad Arezzo – Febbraio 2012

Quando si parla di aborti e di abbandoni di solito lo si fa attraverso pregiudizi, buon senso, fede religiosa e credenze popolari, ma per la maggior parte di noi sono problematiche lontane, che entrano nelle nostre case solo attraverso i mezzi di comunicazione che, di tanto in tanto, ne parlano.

Se si leggono i dati nel loro complesso, si può notare che dal 2000 al 2010 il numero di nascite è aumentato e si è mantenuto intorno a 850 bambini l’anno, ma è solo un lato della medaglia: dall’inizio del nuovo millennio in dieci anni si è casi quintuplicato il numero di bambini nati da almeno un genitore straniero, passando da 52 nel 2000 a 246 due anni fa, mentre resta quasi invariato il totale delle nascite. Gli aborti, ovvero le interruzioni volontarie di gravidanza, sono diminuiti nel corso di questo decennio, ma solo per le statistiche: su 1000 donne in età fertile nel 2010 ha abortito solo un 8,36% contro un 9,02 d’inizio millennio, in linea con l’andamento a livello regionale.
In realtà il numero di aborti volontari è sceso solamente di 10 unità, passando da 664 del 2000 a 654 nel 2010: perché allora le percentuali si abbassano? Semplice: le statistiche sono legate al numero di donne in età fertile che vivono ad Arezzo, ovvero tutte quelle che hanno dai 15 ai 49 anni.
Nonostante l’andamento positivo delle nascite e quello negativo delle interruzioni di gravidanza dell’ultimo decennio, solo nel 2010 su 1539 donne che sono rimaste incinta nel nostro territorio il 42,49% ha deciso di ricorrere all’aborto; escludendo le motivazioni personali e la mia opinione sul tema, leggendo questi dati ci sono alcune sfumature che vale la pena sottolineare: il dato statistico sulle interruzioni di gravidanza è calcolato considerando donne in età fertile le ragazze dai 15 anni in su, c’è un aumento considerevole del numero di bambini nati da almeno un genitore straniero, nel ‘XXI secolo’ ancora si muore nel primo anno di vita e ci sono ancora casi di abbandono al momento della nascita.
Quest’ultima casistica è legata al progetto “Mamma segreta”, servizio offerto dalla Usl alle mamme che non vogliono abortire ma che non possono tenere i bambini, di cui io, pur essendo considerata nella fascia di età fertile per età e sesso, non ero a conoscenza fino all’inizio della mia ricerca per questo articolo; com’è possibile che ci siano servizi non sponsorizzati che potrebbero essere d’aiuto alle donne o una valida alternativa all’aborto?
I casi di abbandono alla nascita che sono stati registrati dal 2007 a questo dicembre sono stati solo 10, mentre sono 7 i bambini morti nel primo anno di vita, cosa per me inimmaginabile oggigiorno come potrebbe essere morire di parto..
Un altro dato che mi rende perplessa è l’inclusione delle ragazze dai 15 ai 18 anni nelle statistiche sull’interruzione spontanea di gravidanza, perché, essendo minori, anche se in età fertile, dovrebbero essere considerate una categoria a parte; l’essere nella statistica implica che ci siano ragazze che abortiscono a 15 anni? Questo dato unito alla segnalazione della Usl che negli ultimi anni è aumentato il numero di persone nella nostra provincia che hanno contratto l’HIV mi lascia perplessa: non è prevista una campagna di informazione nelle scuole per la prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili e di gravidanze indesiderate?
Prevenire è meglio che curare, ricorda la saggezza popolare..
E in questo caso curare significa una media di 676 interruzioni di gravidanza all’anno, senza considerare i dati sull’utilizzo della pillola del giorno dopo, distribuita direttamente al pronto soccorso o al consultorio, mentre per l’HIV non ci sono cure..
“I Figli degli Uomini” resterà un solo un film o diventerà realtà?
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