Responsabilità, cultura e politiche sociali: la mafia si combatte così.

È questa la proposta di Don Luigi Ciotti per combattere le mafie e l’illegalità, formula che ha presentato, nel pomeriggio di venerdì 2 marzo, a chi ha assistito alla sua lezione di legalità alla Borsa Merci.
Don Ciotti è presidente di Libera, associazione che dal 1995 si propone di combattere l’illegalità in Italia attraverso l’educazione per ottenere un cambiamento etico, sociale e culturale nel nostro paese e risponde così ai chi gli chiede di raccontare il fenomeno mafioso in Italia: «Sono 50 anni che la mafia è presente al nord Italia… come testimoniano i casi dei comuni di Bardolecchia, nell’estremo nord verso la Francia, e Bordighera che sono stati commissariati per infiltrazione mafiosa», oppure il caso della la mafia del Brenta:«nel distretto di Venezia  50 imprenditori facevano affari con i clan della Camorra, a Treviso c’è la rappresentanza della famiglia Provenzano…non c’è regione italiana che, pur con accenti e colori diversi, non sia colpita da questo fenomeno…oggi più che mai, perché in questo periodo di crisi economica le mafie fanno da banche investendo in società, piccole imprese e fungendo da sedi finanziarie.» Sulla relazione tra mafia e riciclaggio di denaro sporco cita il rapporto di Banca Italia di qualche mese: «la quota di gioco del crimine organizzato è del 30-35%, mentre il restante è dovuto ad altre forme di illegalità che ne fanno parte…C’è bisogno dell’intervento degli organi competenti» ma, prosegue, «anche noi come cittadini siamo chiamati ad alzare le antenne, ad essere più vigili e a fare la nostra parte» perché con i nostri gruppi possiamo «portare un contributo per il cambiamento…L’impegno è contro qualunque forma di illegalità» che coinvolge anche i mercati degli stupefacenti, della prostituzione e del riciclaggio dei rifiuti che sono, continua Don Ciotti, circuiti criminali mafiosi, così come lo sono le forme di usura o il traffico delle sostanza dopanti; «è tutta una lettura più ampia che parte da reati e da situazioni di fragilità nei vari territori, che si risale poi anche ai giochi criminali mafiosi… l’altro grande cancro è la corruzione: proprio venerdì mattina Libera ha consegnato al Presidente della Repubblica un milione e duecento mila cartoline che chiedono l’adeguamento della normativa nazionale sulla corruzione alla convenzione di Strasburgo del 1999; questa prevede di disciplinare i meccanismi che dimostrino i reati di corruzione che, ricorda Don Ciotti, insieme alla mafia, al riciclaggio e all’evasione si stima abbiano un fatturato di circa 560 miliardi di euro…e poi non ci sono i soldi per le fasce deboli, per le politiche sociali, per chi fa più fatica..bisogna andare a prenderli lì i soldi».
L’attivista della legalità cita poi la «perniciosa illusione» del “profeta Paolo Borsellino” perché «ci vuole una continuità, maggiore attenzione, maggior investimento e prendere coscienza che la forza delle mafie sta fuori dalla mafia: la mafia è forte perché di avvale di quelle collaborazioni, di quelli appoggi, meccanismi con segmenti del corpo sociale, della politica e della finanza…le mafie hanno cambiato volto, strategie: sono liquide!»
La lotta alla mafia deve essere nostro impegno e nostra responsabilità: è un problema di democrazia perché se la democrazia è pallida e la politica è debole, le mafie sono molto forti; «la democrazia – prosegue – ci consegna due doni: la dignità umana e la giustizia, ma senza responsabilità la democrazia non starà mai in piedi…responsabilità che chiediamo allo stato, alle istituzioni, ma che anche noi come cittadini siamo chiamati ad assumerci. Il cambiamento ha bisogno anche di noi…e si attraverso le politiche sociali, il lavoro per i giovani, le politiche per la famiglia: creando una serie di condizioni di fermento sociale e culturale sul territorio, perché è la culturale che da la sveglia alla coscienze del nostro paese.»

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