Defibrillatore: unʼarma contro la morte improvvisa

Balzato allʼonore delle cronache con la morte di Morosini e, prima, di Bovolenta la “morte improvvisa”, come viene chiamato questo tipo di attacco cardiaco diverso dallʼinfarto, solo nella nostra Provincia causa 350 decessi lʼanno.
“Il problema vero è che è una morte improvvisa che arriva nel giro di 3 minuti” spiega Mandò, direttore del 118 aretino “e non esiste sistema che possa arrivare in 3 minuti in qualunque luogo: pensa ai campini Graziani o alle comunità più isolate come Chiusi della Verna o Mercatale di Cortona…è un problema delle comunità che si devono organizzare.”I defibrillatori sono mezzi praticamente autonomi, che non necessitano quasi lʼintervento dellʼuomo, che è solo di supporto: può essere gestito da chiunque perché ti dice cosa fare, si attiva per conto proprio quando deve scaricare e riconosce il ritmo: in Giappone e negli Stati Uniti, dove lʼeducazione sanitaria è più elevata rispetto che da noi, non cʼè nemmeno una legge, mentre noi ne abbiamo una del 2001 e unʼaltra del 2011.. Lì chiunque può prendere un defibrillatore e usarlo… così riescono a salvare il 60% delle persone, contro lʼ8-10% dei nostri cittadini, circa 25 su 350, racconta Massimo Mandò.

“Lʼopinione pubblica si sensibilizza quando ci sono i morti, perché ci fanno paura e allora siamo spinti a agire, ma dobbiamo iniziare da quella che è la fucina del nostro futuro: le scuole – in cui dobbiamo lavorare tanto…il defibrillatore è un elettrodomestico, è sicuro, come un frigo, e come tale dovremmo imparare a usarlo…tutti conosciamo gli estintori e allo stesso modo dovremmo saper a cosa serve un defibrillatore; lʼultima legge, la 38/2011, parla chiaro…si dovrebbe partire dalle scuole, dai luoghi a maggior densità dove ci si raduna come i centri commerciali, i teatri, le piazze.”
“Non cʼè prevenzione possibile” continua Mandò spiegando che non è una malattia del cuore, è solo un difetto del ritmo e non è detto che vi sia una patologia esistente prima dellʼattacco: a differenza dellʼinfarto non da segni di preavviso..si sviene, manca un respiro valido ed è lì che si deve iniziare a massaggiare e a defibrillare…Lʼobiettivo del progetto “Arezzo Cuore” è arrivare dallʼodierna distribuzione di circa 85 defibrillatori a 200 e da 1550 persone formate a 5000 per il 2013, così da aumentare del 30% le possibilità di sopravvivere in caso attacco cardiaco, per il quale, in Italia, muore una persona ogni 8 minuti: non cʼè altra malattia che abbia tale mortalità.
“Più che un soccorritore sportivo, a borda campo dovrebbe esserci sempre un defibrillatore e lʼarbitro non dovrebbe iniziare nessuna partita senza averlo” spiega “ma dovrebbero essere formati tutti quelli che stanno in campo, dal custode agli appassionati che vanno a vedere le partite…non si muore la domenica e basta in questi campetti, anche quando si fa lʼallenamento e non cʼè nessuno. È questione di cultura: se tutti sapessimo cosa fare, potremmo lasciare i defibrillatori direttamente nelle piazze, così che chi è formato possa adoperarlo in caso di bisogno.”
Inizieranno in questi giorni, commenta il direttore del 118, i corsi di formazione per lʼuso del defibrillatore per le scuole: “la base è volontaria, purtroppo, perché secondo me dovrebbe essere obbligatorio..abbiamo trovato la disponibilità di 20 persone al Liceo Scientifico e altre 20 al Liceo artistico…ma è aperto solo ai maggiorenni, la cosa strana è che finora non cʼera nulla: non si può vedere le ragazzine che a 11 anni muoiono a scuola….facciamo anche corsi per i condominii: a Levanelle hanno richiesto un defibrillatore, è un borghetto, e a 10 di loro faremo il corso..in Toscana la solidarietà è il pane quotidiano.”
Aperto a tutti, a settembre, il Defibrillation Day ci aspetta…

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