Il problema del defibrillatore non sia solo demagogia

Sarebbe auspicabile un’azione concertata e ragionata di tutte le campagne di sensibilizzazione che facciano capo a un obiettivo, che non siano fine a se stesse; è questa l’idea che Lucia De Robertis, assessore del Comune di Arezzo, ha sul defibrillatore, un problema che le sta a cuore, di cui vede anche i limiti.
“Noi ci siamo, siamo disponibili ad essere promotori, però non vogliamo fare qualcosa che poi finisca lì…Abbiamo aderito l’anno scorso alla campagna promossa dalla fondazione Cesalpino con cui l’amministrazione ha dotato di defibrillatori le macchine della polizia municipale aldilà dell’investimento iniziale, che può essere fatto, e i corsi, che possono essere concordati con il 118, il problema è uno solo: bisognerebbe che ci fosse la garanzia dei titolari delle società sportive e dei posti dove vengono posizionati questi defibrillatori che sempre ci sia personale che ha fatto il corso” dice l’assessore “si pensi ai campi sportivi gestiti da società che poi affittano le strutture ad altri e questo rende più difficile la presenza di personale sempre all’altezza della situazione, gli addetti devono possedere anche non solo la capacità tecnica ma anche emozionale per intervenire correttamente, una cosa è intervenire su un manichino..quando ci son le persone diventa più problematico.

La sensibilizzazione inizia facendo tutti i controlli prima di fare attività sportiva, poi sensibilizzando tutte le strutture, dalle scuole ai supermercati, perché siano loro a spingere alla formazione, all’aggiornamento e a provvedere che ci sia di turno sempre qualcuno formato per l’emergenza..ho l’impressione che sia molto populistica e demagogica come tipo di soluzione metterli in ogni luogo; i Vigili sono abituati a gestire emergenze..ma il privato cittadino che si trova a defibrillare qualcuno senza successo, chi lo tutela? Non c’è normativa in questo senso, serve un quadro normativo nazionale all’interno del quale siano indicate quali sono le figure, quali le responsabilità, gli obblighi e i corsi di formazione, uno strumento funzionalemente comune..sennò diventa buttare via i soldi come è stato per l’aviaria..serve chiarezza perché i soldi sono pochi e vanno usati bene”

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