Arezzo, Indicatore e l’interporto: serve una strategia

Pilade Nofri, consigliere comunale del PD, riprende ancora una volta il discorso dell’interporto di Indicatore, stavolta dopo la commissione consiliare di stamattina.

“Io di questa situazione me ne sono occupato da tanti anni, anche prima di fare il legislatore in consiglio comunale…già dal tempo di Gregotti negli anni 80, quando sul piano strutturale pensavano di individuare in quel territorio l’inter-porto fui subito contrario” e, racconta, anche nel ’95 quando cominciarono a fare i protocolli di intesa era perplesso; tanti i punti dolenti del progetto: dall’esistenza dell’area della Carbonaia già considerata come punto di sviluppo della città, all’idea di Ferrovie dello Stato di convertire il ricavato dallo scalo merci all’inter-modale era un impegno altamente limitato dal punto di vista strutturale, senza considerare la prospettiva in cui era stato pensato, ovvero un’Arezzo metropolitana, un’idea spropositata anche per la rosea economia di quel momento.

“é vero che la situazione era diversa, che c’erano molte industrie fiorenti e che mancavano tutti i corrieri che fanno trasporto gomma su gomma, che si sono poi attrezzati in modo molto più veloce rispetto al gomma-rotaia..insomma qualche presupposto per l’inter- modale c’era ieri…nell’ambito della Carbonaia avevamo un territorio parallelo alla stazione ferroviaria che avrebbe permesso di eliminare lo scalo merci ad Arezzo, che avrebbe aiutato la città a sistemare una situazione un po’ scomoda” il traffico di mezzi pesanti per il centro della città.

Una soluzione alternativa per il consigliere comunale c’era e c’è ancora: “la Carbonaia è a cento metri dalla superstrada, che speriamo raddoppi, era quasi un divertimento fare un grande collettore per il traffico…si erano fermati al secondo macro lotto che sta addirittura sopra la provinciale e avevano pensato potesse essere di supporto a questo tipo di lavoro…dal 2000 l’economia aretina è caduta in senso verticale e ha messo in crisi anche questi grandi progetti, come nell’edilizia che a fronte dello slancio iniziale ha lasciato 1200 capannoni invenduti..ora cosa si può fare?”

Le perplessità sono molte, prosegue Nofri, da come fare a occupare effettivamente tutti i 700 mila metri cubi previsti per tutto l’inter-porto ortofrutticolo a come non fallire come hanno fatto il 90% dei progetti di inter-porto e inter-modale in tutta la penisola; “noi a Indicatore eravamo anche sottostati a questo giudizio amministrativo perché se veniva qualcosa a gravare nel territorio sicuramente sarebbe venuto lavoro a tanti compaesani, un ritorno lo prevedevamo” ma ora di fronte alla realtà che si presenta oggi servono 200- 250 milioni di euro per completare l’opera “ammesso che qualcuno abbia i soldi per farlo, cosa ci si fa? Un’economia trainante che possa dare uno stimolo a questo inter-porto c’è?” Solo parlando dei progetti di bonifica della Gori&Zucchi, della riedificazione della Caserma, dell’inter-porto e della Lebole “servirebbe circa un miliardo di euro, un’economia e risorse che nessuno ha e dal momento che mancano le risorse per assolvere a tanti problemi, vorrei che quelle che ci sono venissero messe da qui in avanti nell’economia rotante e con una ricaduta nel territorio, con finalità precise…ad Indicatore ci sono anche altri problemi, come la scuola costruita prima delle leggi antisismiche che abbiamo più volte tentato di far ristrutturare…per lo meno dagli organi interni del Comune si trovino dei tecnici che facciano delle verifiche.”

29/06/12

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s