Economia di scala e legalità: il potere delle scelte del consumatore

La globalizzazione è quel processo attraverso cui mercati, produzioni, consumi, modi di vivere e di pensare diventano connessi su scala mondiale, grazie ad un continuo flusso di scambi che li rende interdipendenti e tende a unificarli secondo modelli comuni.

Questa definizione sottende molto più di quanto possiamo pensare a primo acchito: possiamo comprare oggetti prodotti dall’altro lato del mondo a prezzi irrisori, mangiare in ristoranti esotici senza spostarci troppo da casa, volare da una parte all’altra dell’Europa al costo di un biglietto di Trenitalia Arezzo-Milano, ma tutto questo implica anche che ogni nostra azione influenza le vite altrui molto di più rispetto a cinquant’anni fa.

La comodità di poter accendere il computer e, grazie al semplice collegamento internet, poter ottenere qualunque cosa vogliamo dalla batteria nuova del cellulare al film appena uscito nelle sale cinematografiche ha un costo elevato per la nostra economia: ogni acquisto illegale altera le regole del mercato e danneggia le imprese regolari.

Questa opinione è condivisa anche dal 79% dei consumatori che hanno risposto allo studio di Confcommercio intitolato “Format Research sul sentimento dei consumatori nei confronti dell’abusivismo e contraffazione” e che è stato reso pubblico in occasione della Giornata nazionale di mobilitazione contro l’abusivismo e la contraffazione, che ha visto ad Arezzo l’organizzazione di “Legalità, mi piace!”

“Legalità, mi piace!” è stata la tavola rotonda voluta dalla presidente della Confcommercio aretina Anna Lapini a cui hanno partecipato il Sindaco di Arezzo Giuseppe Fanfani, la viceprefetto Rosalba Guarino, il Questore Enrico Moja, il comandante provinciale dei Carabinieri Roberto Saltalamacchia e il comandante provinciale della Guardia di Finanza Dario Solombrino e il direttore della Confcommercio Franco Marinoni, mentre tra il pubblico erano presenti la senatrice Donella Mattesini, i Sindaci di Cortona, Sansepolcro e Lucignano e molti imprenditori della nostra provincia; questo coinvolgimento di autorità e cittadini svela la dimensione stessa del fenomeno: il 35,6% dei consumatori italiani ha avuto occasione, almeno una volta nella vita, di acquistare prodotti illegali, contraffatti o di aver usufruito di servizi erogati da parte di soggetti non autorizzati, cioè ha comprato prodotti con false griffe, con un marchio non originale, imitazioni degli originali, o ha scaricato o noleggiato da Internet musica, film o videogiochi piratati o ha usato servizi –anche di natura professionale, ad esempio guide turistiche, prestati da soggetti senza che non posseggono i regolari permessi.

Il fenomeno è leggermente più diffuso tra donne e giovani che preferibilmente acquistano in modo illegale, spesso su siti Internet non italiani, abbigliamento, alimentari, occhiali, pelletteria, scarpe, calzature, profumi, cosmetici e farmaci; le ragioni dietro questi acquisiti, sempre secondo la ricerca di Confcommercio, sono economiche: «si acquista un prodotto contraffatto o si ricorre a servizi esercitati in modo palesemente abusivo, o si scaricano illegalmente dal web prodotti pirata perché si pensa di fare un buon affare…»

Questo mercato parallelo sottrae «complessivamente 17,2 miliardi di euro all’anno alle imprese di commercio al dettaglio, bar e ristorazione, per una perdita di imposte e contributi pari a 1,5 miliardi» e crea anche un danno enorme alla dignità umana: «dietro la contraffazione si nascondono spesso lavoro nero, immigrazione clandestina, riciclaggio di denaro sporco quando non addirittura seri danni alla salute» ricorda il comandante provinciale della Guardia di Finanza Solombrino; fare shopping, visto sotto questa luce, nn è più un passatempo, diventa una scelta etica.

28/11/2013

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