L’altro lato della crisi: volontariato, accoglienza e dignità

“Molti parlano dei poveri, ma pochi parlano con i poveri” diceva Madre Teresa di Calcutta e questa è la missione che si è posta la Caritas e con essa tutti i volontari, più di duecento, che vi ruotano intorno permettendo il funzionamento delle mense, dell’ambulatorio, delle case di accoglienza e dei centri d’ascolto.

Alessandro Buti, Vicepresidente della Caritas della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, cerca di raccontarmi com’è andato l’ultimo anno e come sono cambiati i bisogni dei cittadini e le risposte da dare alle diverse necessità cittadine.

«I poveri non hanno bisogno solo di un sorriso, di una carezza oppure di una risposta immediata ad un bisogno particolare, ma hanno soprattutto di autonomia, di libertà, di indipendenza, di tornare a essere protagonisti attivi dela propria vita e di reintrodursi in un contesto di vita normalizzante: è questa la sfida della Caritas: non soltanto assistere ma di farsi carico; questo implica anche l’accompagnamento, la promozione, il restituire la dignità alla persona…»

I bisogni dei cittadini sono cambiati in questi anni e si può vedere da come sono variati gli stessi servizi offerti da Caritas: la mensa serale di Santa Maria in Gradi è stata recentemente spostata a San Domenico, dove esisteva già una cucina, perché era diventata poco funzionale alla richiesta crescente; in questa e nella mensa di Saione vengono serviti dai 30 ai 35 pasti per sera, mentre quella diurna al Sacro Cuore da sola offre una sessantina di coperti.

«È significativo che le mense siano collocate in ambienti parrocchiali, sono opere segno su come le parrocchie si sono interrogate per rispondere ai bisogni della città; le mense sono portate avanti sia nella preparazione che nel servizio totalmente da volontari. In tutto nelle 4 mense sono coinvolte circa 200 persone che, a turno, ne garantiscono il funzionamento; oltre ai singoli, soprattutto la domenica, vengono ad aiutare alcuni gruppi giovanili: quello dell’Orciolaia, di Levane, gli Scout, i giovani della Valdichiana… Siamo il braccio più esterno della chiesa, che capta disponibilità di persone di varia estrazione».

Quest’anno sono aumentate le richieste di pasti alla mensa: solo «fino a novembre sono stati serviti 33’774 pasti, rispetto al 2012 che erano 31’271; l’aumento è consistente anche senza contare che mancano i dati di dicembre… gli ospiti sono al 40% italiani, ma in tutto sono presenti 46 nazionalità diverse.»

Anche le case d’accoglienza hanno visto modificata la loro utenza, proprio per rispondere ai nuovi bisogni emersi nel nostro territorio; «alla Casa San Vincenzo, nata nel 2000 con più 20 posti letto, si è aggiunta la struttura Santa Luisa che ospita donne con figli e famiglie. Si è superato il concetto dormitorio perché i periodi di accoglienza si sono allungati in base ai bisogni e alla natura degli ospiti: non più senza fissa dimora, ma persone residenti nel comune che vivono un momento di difficoltà…

Ai Centri d’Ascolto è aumenta la domanda di un supporto alimentare, economico per pagare l’affitto e le utenze domestiche, e addirittura di un orientamento per la ricerca del lavoro: ci viene richiesto un ruolo nuovo e cerchiamo di svolgerlo creando una rete di collegamento con il centro d’impiego e le agenzie formative. Tra i servizi che offriamo per il sostegno alimentare oltre alle mense c’è il servizio di buoni spesa, spendibili in due supermercati aretini, e quello dei pacchi viveri; per la raccolta dei prodotti freschi a scadenza siamo convenzionati con l’Ipercoop, mentre per quelli lunga conservazione ci serviamo dal banco alimentare.»

Quella che emerge è dunque una rete silenziosa di volontariato e sostegno per la città da parte della città.

24/01/2014

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